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CALVIZIE ADDIO CON IL MICRO TRAPIANTO!

Vissuta con grande frustrazione da chi ne è soggetto, la caduta capillare segna una trasformazione repentino della propria immagine. Ma perché subire le conseguenze senza attivare un “contrattacco” risolutivo? Tanto più che esiste una tecnica di autotrapianto che consente di recuperare la chioma evitando le cicatrici tipiche della “vecchia” chirurgia. Scopriamo l’autotrapianto microchirurgico eseguito nel centro tricologico padovano.

La calvizie androgenetica getta chi ne soffre in uno stato di forte disagio personale ed ansia. La perdita capelli può incidere in modo profondo sulla percezione che ciascuno ha di sé, compromettendo la serenità delle relazioni umane e l’equilibrio psicologico.

Per questo motivo è opportuno affidarsi solamente a specialisti dalla lunga esperienza comprovata nel settore tricologico. Solo chi conosce profondamente la natura del problema, come gli specialisti di HSD, Hair Surgery Division, sa guidare ciascuno verso la soluzione più consona ad ogni specifico problema.

IL NUOVO AUTOTRAPIANTO

Parlare di autotrapianto non è certo un argomento nuovo per chi conosce l’ambiente della chirurgia tricologica, ma perché gli specialisti di HSD parlano di un risultato inedito e decisamente innovativo rispetto alle tecniche precedenti? “Se è ormai provato che l’autotrapianto è un mezzo efficace per riavere capelli in una zona dove non crescono più, non è altrettanto provato che il risultato sia esteticamente buono”, specificano gli specialisti di HSD: “L’innovazione della nostra tecnica sta nella microchirurgia che permette di prelevare singolarmente gli elementi da trapiantare che vengono inseriti direttamente nella nuova sede senza necessità di ricorrere a suture o adesivi cutanei.  Per questo non ci sarà né la fastidiosa lunga cicatrice nella zona dove sono stati prelevati i bulbi, né dove dovranno essere reimpiantati”.  Tale metodologia permette una maggiore percentuale di successo, ovvero un’elevatissima probabilità di sopravvivenza dei bulbi (grazie alla scarsa manipolazione), post-operatorio poco impegnativo, rapida ricrescita dei capelli. L’ultima generazione di autotrapianto permette di intervenire lungo l’attaccatura dei capelli, ed è impiegata con successo per correggere “l’effetto bambola” dell’autotrapianto a isole.

COME AVVIENE L’AUTOTRAPIANTO

L’autotrapianto dei capelli si effettua in regime di Day Surgery in anestesia locale. I capelli geneticamente sani vengono prelevati da un’area donatrice del cuoio capelluto (in genere quella a “ferro di cavallo”, nella parte inferiore della testa) e vengono ricollocati – follicolo e annessi cutanei – nelle aree diradate o calve. Prima di procedere all’autotrapianto é fondamentale sottoporre il cuoio capelluto ad un’accurata analisi, in modo da decretarne il perfetto stato di salute: la presenza di un qualche disturbo o malattia della pelle comprometterebbe infatti i risultati.

Abbiamo chiesto agli specialisti di HSD di illustrarci passo passo l’intervento.

  1. Con un particolare strumento chirurgico a velocissima rotazione viene prelevato un bulbo dalla zona donatrice (normalmente la nuca). Il prelievo lascerà sul cuoio capelluto un piccolo foro, che si rimarginerà spontaneamente nell’arco di qualche giorno.
  2. Il bulbo prelevato viene trapiantato nella parte glabra. Una volta che il bulbo ha preso alloggio nella sua nuova sede, i lembi della microfessura aderiranno perfettamente senza lasciare tracce visibili.
  3. Bulbo dopo bulbo, si procede fino ad ottenere un apprezzabile rinfoltimento del cuoio capelluto. La durata della seduta può variare dalle 2 alle 3 ore circa. Per poter ammirare la crescita dei “nuovi” capelli occorrerà aspettare un paio di mesi: nessun’altra tecnica chirurgica consente risultati così rapidi ed ottimali sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

LA CHIRURGIA “DISCRETA”

Due sono le grandi questioni se si parla di autotrapianto: il numero di capelli trapiantati sarà sufficiente per arginare il problema? Si vedranno i segni della chirurgia? Il desiderio di chi soffre di diradamento, pur sperando ardentemente di riavere la propria chioma è che non si noti affatto l’intervento del chirurgo. La ricerca scientifica del centro HSD, tenendo presente le esigenze estetiche e psicologiche dei pazienti, ha messo a punto tecniche efficaci sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo dei risultati. “Un autotrapianto di ultima generazione è caratterizzato prima di tutto dalla naturalità dei risultati e poi dall’efficacia del metodo – sostengono gli specialisti di HSD –  In un breve arco di tempo si ottiene un rinfoltimento stabile dall’effetto naturale con una ricrescita graduale e uniforme, ma soprattutto senza cicatrici visibili”.

ANCHE SOPRACCIGLIA E BARBA…

Se si parla di “calvizie” il pensiero corre immediatamente al capo, ci si figura un diradamento massiccio dei capelli, ma che succede se ad essere colpiti dall’impoverimento di bulbi piliferi siano zone corporee un po’ “atipiche”? Ad esempio, depilazioni alle sopracciglia aggressive e prolungate nel tempo possono aver traumatizzato i bulbi piliferi tanto da renderli inattivi, con la spiacevole conseguenza di un diradamento antiestetico o addirittura possono aver provocato la loro scomparsa. Un viso senza sopracciglia è danneggiato nell’espressività e appare innaturale. In questo caso un autotrapianto disegnato in armonia con i tratti del viso, restituirà naturalezza.

Un’altra zona di diradamento non comune per gli uomini è la barba. In questo caso la mancata crescita della barba o le chiazze glabre possono essere una questione costituzionale. Anche qui la soluzione discreta e duratura è l’autotrapianto monobulbare HSD.